Segnalazioni

Luca Signorelli

Pubblicato il da fondazione arte

Oratorio di San Crescentino

Quel filo che lega Burri a Signorelli

Erano in uno stato pauroso, questi affreschi del Signorelli a Morra, nella chiesa di S. Crescentino, anch’essa quasi vicino alla rovina, con un tetto da cui pioveva come da un colabrodo.

 

Dato che Morra, un paesino nella piana di Città di Castello, è vicino al romitorio di Alberto Burri, annidato nell’Alpe, fra castagni e gatti selvatici, molte volte, recandomi da lui, ci si era fermati a compiangerne la sorte e a deprecare la sostanziale incuria con cui è tenuto il nostro patrimonio artistico.

 

E sì, che, codesti affreschi, soprattutto la Flagellazione e la Crocifissione, erano conosciuti e riconosciuti al Signorelli perfino dal Berenson, nei suoi elenchi: dunque tutt’altro che ignoti, e neppure tanto impervii, perché sulla strada asfaltata, per giunta, che da Castello porta a Cortona.

 

Probabilmente, proprio con tappe naturali per le due città, il Signorelli si sarà fermato solo o in compagnia, ad affrescare in vari tempi, la chiesetta di quella confraternita di incappucciati che ancora esiste e fa officiare, il meno possibile (…).

 

La Crocifissione, così legata a Piero della Francesca, con quei tre bianchi cavalli che sprizzano luce, una luce che quasi si riflette e rimbalza su un cielo d’un azzurro oltremarino, proprio come negli affreschi di Arezzo e che mai si riscontra nel Signorelli, neanche ad Orvieto.

 

E le lance infittiscono quel cielo mattinale, e le figure hanno la tornitura e i volumi di solidi ben costruiti: tutto dunque ricorda quel probabile primo tirocinio pierfrancescano che beneficò il Signorelli prima del nervoso innesto di Antonio del Pollaiuolo, prima anche di quelle infiltrazioni tedesche e fiamminghe che danno tanto aspro sapore alla sua splendida, quando è splendida, pittura. (…). Qui a Morra, certo si sarà portato talvolta il Papacello, o qualche altro, e, su un suo schizzo, gli avrà fatto dipingere il fondo dei tre altari, ma soprattutto nella Madonna della Misericordia, che protegge gli incappucciati bianchi, avrà messo anche il suo misericordioso pennello” (Cesare Brandi, Quel filo che lega Burri a Signorelli, 1977, in Umbria vera, Roma 1986, pp. 99-100). Il recupero del complesso è stato finanziato dal maestro Alberto Burri.